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	<title>Paese Notizie</title>
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	<description>L&#039;informazione dei Comuni della Sicilia</description>
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		<title>Blitz antimafia a Carini, 21 arresti: &#8220;Così il padrino gestiva gli affari della famiglia, dal pizzo alla droga&#8221;</title>
		<link>http://www.paesenotizie.it/primo-piano/blitz-antimafia-a-carini-21-arresti-cosi-il-padrino-gestiva-gli-affari-della-famiglia-dal-pizzo-alla-droga/</link>
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		<pubDate>Tue, 15 Nov 2011 11:17:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Vescovo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[Provincia di Palermo]]></category>

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		<description><![CDATA[Maxi operazione antimafia all&#8217;alba di oggi a Carini. Oltre 400 carabinieri del Comando provinciale di Palermo hanno arrestato 21 persone accusate a vario titolo di associazione a delinquere di tipo mafioso, traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, estorsione e danneggiamento. Di seguito il comunicato dei militari che descrive le presunte attività illecite.
La vasta operazione antimafia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste">Maxi operazione antimafia all&#8217;alba di oggi a Carini. Oltre 400 carabinieri del Comando provinciale di Palermo hanno arrestato 21 persone accusate a vario titolo di associazione a delinquere di tipo mafioso, traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, estorsione e danneggiamento. Di seguito il comunicato dei militari che descrive le presunte attività illecite.</div>
<div id="_mcePaste">La vasta operazione antimafia è l’esito di complesse attività tecniche e di riscontri sul territorio che hanno permesso di far luce sugli equilibri mafiosi nel territorio di Carinidopo la cattura del boss Salvatore Lo Piccolo Lo Piccolo e del suo uomo di riferimento in quell’area, Gaspare Pulizzi.</div>
<div id="_mcePaste">Per oltre un anno i carabinieri hanno monitorato gli uomini d’onore e i loro gregari, registrando in tempo reale le decisioni del presunto reggente della famiglia mafiosa, Calogero Passalacqua, classe 1931, detto “Battista i Santi” che, ristretto agli arresti domiciliari, avrebbe mosso le fila della consorteria.</div>
<div id="_mcePaste">La ricostruzione delle dinamiche mafiose tocca la gestione degli affari illeciti e la lotta con le famiglie antagoniste, intrecciandosi con il tessuto sociale della comunità sulla quale la “famiglia” mafiosa estendeva il proprio potere. L’anziano “padrino” infatti, replicando i modelli più radicati della cultura mafiosa, oltre a controllare gli interessi illeciti della famiglia, avrebbe risolto controversie, elargito raccomandazioni, rendendosi disponibile ad ascoltare tutti coloro che lo richiedevano.</div>
<div id="_mcePaste">Per comprendere appieno la complessità dell’attività investigativa condotta dai carabinieri bisogna analizzarne le risultanze in relazione a quanto emerge dai più importanti provvedimenti cautelari eseguiti sul territorio di riferimento e dalle sentenze dei successivi processi.</div>
<div id="_mcePaste">La famiglia di Carini è riconducibile al mandamento di San Lorenzo – Tommaso Natale, uno dei più estesi e potenti di “cosa nostra” palermitana. La consorteria, sostengono gli investigatori, ha sempre avuto un ruolo di primo piano all’interno dell’organizzazione, tenuto conto della presenza di soggetti come i fratelli Vincenzo, Angelo Antonino e Giovanbattista Pipitone, e di padrini storici quali Calogero Passalacqua e Salvatore Gallina, tutti già emersi nel corso del maxiprocesso.</div>
<div id="_mcePaste">L’operazione “ Occidente” del 2007 aveva evidenziato l’importante ruolo della famiglia mafiosa dei Pipitone, nel cui ambito si inserivano anche i parenti di Calogero Passalacqua e Salvatore Gallina.</div>
<div id="_mcePaste">Le indagini avevano documentato ricorrenti tensioni all’interno del gruppo. Di seguito, la cattura di Ferdinando Gallina, figlio di Salvatore, e l’operazione “ Libero presente” – entrambe attività condotte dalla Compagnia di Carini nel 2008 – spianò la strada alla piena reggenza di Passalacqua.</div>
<div id="_mcePaste">L’anziano “padrino” tornato sul “suo” territorio e, ancorché in regime di detenzione domiciliare, avrebbe richiamato a sé i suoi fedelissimi, imponendo una nuova strategia.</div>
<div id="_mcePaste">Il pizzo sistematico che a cadenza periodica pagavano i commercianti, gli artigiani ed i piccoli imprenditori, era solo vessazione esercitata nei confronti di chi produce, che originava malumore e dissenso. La messa a posto dei lavori pubblici è invece occasione per creare consenso: permette di avvicinare gli imprenditori, ai quali saranno promessi vantaggi in cambio di una tassa. Gli affari si devono concludere senza fare “ scrusciu”, in sordina, senza far ricorso al sostegno delle armi: tutto si deve svolgere in immersione, sott’acqua.</div>
<div id="_mcePaste">Le indagini partono da Vito Caruso, “ il pescivendolo del Bivio Foresta”, consuocero di Calogero Passalacqua. L’attività lavorativa gli consente di controllare un punto nevralgico del territorio e serve anche a celare un’intensa attività di spaccio. L’esercizio commerciale, secondo gli inquirenti, sarebbe stato un punto d’incontro privilegiato per i molti personaggi inseriti nella famiglia mafiosa e in questo senso la figura del “ pescivendolo del Bivio” sarebbe emersa per la sua assoluta disponibilità al sodalizio.</div>
<div id="_mcePaste">Lo confermerebbero i passaggi delle mogli dei detenuti, alle quali il pescivendolo cede gratuitamente il pesce necessario a soddisfare il fabbisogno familiare e quello dei reclusi, cui viene consegnato in occasione dei colloqui. Per gli uomini d’onore saper che quel pesce giunge da Vito Caruso è una garanzia: la famiglia mafiosa non si è dimenticata di loro e dei loro parenti.</div>
<div id="_mcePaste">È proprio uno dei soggetti che più frequentemente fa visita al pescivendolo del bivio, Giuseppe Evola, un sensale che opera su tutta la zona, a condurre gli inquirenti al “padrino”. In una circostanza Evola avrebbe ricevuto la telefonata della moglie, cugina della consorte di Calogero Passalacqua, Maria. La donna, dicono i militari, gli riferisce che ha appena parlato con Maria che le ha chiesto di passare per consegnargli qualcosa. Il tono sospetto della telefonata non sfugge agli investigatori: Evola non chiede informazioni e la moglie gli suggerisce di passare “…con  l’oscuro…” per non attirare l’attenzione.</div>
<div id="_mcePaste">I militari, a questo punto come in un gioco a domino, avviano il monitoraggio dell’abitazione di Calogero Passalacqua. L’edificio è nel cuore di Carini: un vero fortino che, con la complicità del vicinato, gli garantisce il totale controllo di quanto avviene all’esterno delle mura domestiche.</div>
<div id="_mcePaste">È difficile, scrivono gli investigatori, avvicinarsi a quell’abitazione senza essere notati. Persino i bambini, figli di affiliati, hanno istruzione di guardarsi dagli “ sbirri” mentre giocano in strada. Eppure i militari, con coraggio e abilità, riescono a penetrare quell’ambiente ostile, per guardare e sentire.</div>
<div id="_mcePaste">Sarebbero emersi così i frequenti contatti tra l’arrestato domiciliare e altri soggetti, confermando la sua piena reggenza sul territorio: in alcuni casi si tratta di brevi scambi di battute dal balcone di casa, in altri si giunge a vere e proprie riunioni, tenute in locali attigui alla dimora che sfruttano un ingresso secondario.</div>
<div id="_mcePaste">I principali rapporti coinvolgono Gianfranco Grigoli e Salvatore Sgroi. Il primo è un muratore vicino di casa, già noto per essere stato arrestato a Montepulciano nel 1997 per aver favorito la latitanza di Passalacqua. L’altro è il genero del “padrino”, già sorvegliato speciale di polizia con precedenti anche per stupefacenti. I due, dicono gli inquirenti, sarebbero il vero e proprio braccio operativo del “padrino”.</div>
<div id="_mcePaste">Di seguito emergono altri soggetti. Si tratta di Vito Failla, altro presunto favoreggiatore di Calogero Passalacua il cui fratello Antonino Failla è scomparso nel 1999 vittima di “lupara bianca”, e Croce Frisella, nipote di Calogero Passalacqua.</div>
<div id="_mcePaste">Le risultanze confermerebbero il quadro ipotizzato dei carabinieri: il tentativo, posto in essere da parte del Passalacqua, di ricostituire l’organigramma della famiglia mafiosa di Carini, recuperandone l’operatività a pieno regime grazie ai suoi uomini di fiducia di sempre, ed assumendone l’incontrastata posizione di vertice.</div>
<div id="_mcePaste">Questi contatti e queste riunioni permettono ai carabinieri di capire in tempo reale obiettivi e strategie della cosca. Ed è anche uno spaccato di come “ cosa nostra” opera e ragiona nel secondo millennio.</div>
<div id="_mcePaste">In questo contesto, si sarebbe consumato il 27 aprile 2009 il danneggiamento all’escavatore di Giacomo Lo Duca, all’interno del residence “Serracardillo” di Villagrazia di Carini. Lo Duca sarebbe un gregario di Passalacqua, titolare di un’impresa di movimento terra operante su tutto il territorio carinese. Si tratta di un vero e proprio segnale ritorsivo ai danni di una delle principali attività economiche della famiglia, il movimento terra, in un territorio che conosce un’estesa lottizzazione e per questo consente enormi guadagni.</div>
<div id="_mcePaste">I carabinieri assistono in diretta al complesso sviluppo della vicenda che, oltre a fornire indicazioni precise sulle gerarchie della famiglia mafiosa, offrirà un esempio tangibile di applicazione del codice d’onore mafioso secondo la strategia dell’”immersione” seguita da Passalacqua.</div>
<div id="_mcePaste">Si tratterebbe, in effetti, di un dissidio interno: la reazione al mancato rispetto di un patto per la spartizione di lavori tra i gruppi mafiosi. In base ad un vecchio accordo, i lavori di sbancamento e movimento terra dovevano essere gestiti in sinergia tra le ditte riconducibili a Giacomo Llo Duca (riferimento Passalacqua) e Giuseppe Pecoraro “Cagnuleddu” (riferimento Pipitone): al primo lo sbancamento, al secondo il trasporto degli inerti. Quando Giuseppe Pecoraro viene tratto in arresto nel 2007, Lo Duca smette di servirsi della sua ditta e acquista propri camion per effettuare i movimenti di terra.</div>
<div id="_mcePaste">“No, non li hanno fatti lavorare più, ai camion di Cagnuleddo, mi hai capito?” commenta Giuseppe Evola, “Cagnuleddo gli ha fatto comprare l&#8217;escavatore, lui e li ha messo in mezzo lui&#8230; A questi due li ha messo, Battista neanche li ha guardati a questi, li ha messi in mezzo Cagnuleddo&#8230; Gli ha fatto trovare l&#8217;escavatore, il camion, tutte le cose, e sono rimasti con Cagnuleddo, Compà voi scavate ed io… si è comprato anche il camion, mi hai capito?&#8230;”</div>
<div id="_mcePaste">L’incendio del mezzo, dunque, è un avvertimento per Lo Duca. I responsabili dell’atto intimidatorio sono subito individuati dagli investigatori: Antonino Buffa e Croce Maiorana, rispettivamente cognati degli uomini d’onore, all’epoca reclusi, Giuseppe Pecoraro e Antonino Pipitone. E da loro è giunto l’ordine dell’azione.</div>
<div id="_mcePaste">Lo Duca non ci mette molto a capire e convoca i due soggetti. Sostiene di aver piazzato delle telecamere a sorveglianza degli escavatore. In realtà bluffa , ma vede giusto e così i due finiscono per ammettere tutto. La “tragedia” avanza. Dal carcere giungono minacce di suicidio dal parte del Pecoraro, che teme per l’incolumità del cognato Buffa.</div>
<div id="_mcePaste">Sull’esito della vicenda avrebbe pronunciato l’ultima parola il “padrino”. Passalacqua, al pari di altri reggenti della sua stessa generazione ricorre solo in casi eccezionali allo spargimento di sangue. I suoi gregari lo tengono costantemente informato:  “Quello gli ha fatto questo discorso e quelli lo hanno finito…”. Dalle intercettazioni emerge anche che i presunti mafiosi erano sempre pronti ad imbracciare le armi: “I ragazzi sono caldi…” .  Ma l’equilibrio dell’anziano capo cosca prevale e con il suo carisma impone la volontà di pax mafiosa.</div>
<div id="_mcePaste">Grigoli commenta che “non si può solo correre… ”, riferito, per gli investigatori, al soprassedere su tali problemi legati alla gestione della famiglia, ma ”bisogna pure fare quello che si deve far””, lasciando intendere di propendere per una soluzione più drastica. Lo Duca, invece, consapevole di non poter far nulla senza l’autorizzazione del Passalacqua, fa notare che solo se “si conta sopra”,  e quindi con l’assenso del boss, ci si può muovere.</div>
<div id="_mcePaste">La vicenda pare concludersi con l’impegno assunto da Buffa e Maiorana” di ripagare il mezzo danneggiato, nelle more sostituito con un escavatore messo a disposizione dal suocero dello stesso Buffa.</div>
<div id="_mcePaste">I due comunque sono costretti ad abbandonare immediatamente Carini e la Sicilia per raggiungere gli Usa. MAIORANA ritornerà a Carini dopo pochi giorni, il tempo sufficiente a far calmare le acque. Buffa, invece, permarrà più a lungo, tanto che anche moglie e figli lo raggiungono. La famiglia mafiosa non gli può consentire il rientro. È una questione di onore e di prestigio dopo l’affronto procurato. Così si sarebbe espresso al riguardo uno degli uomini di fiducia di Passalacqua: “Ma quello ti sta inquietando a te?&#8230;Se dobbiamo andare&#8230;questa è la legge&#8230;l&#8217;America, devono andare in America&#8230;, comandano loro, comandano..”.</div>
<div id="_mcePaste">In Pennsylvania Tony Buffa si dedica alla pizzeria dei genitori, ormai da decenni trapiantati in quella terra. Lì sarà una squadra dell’Fbi a controllarlo, tenendo i carabinieri sempre informati dei risvolti della vicenda oltreoceano.</div>
<div id="_mcePaste">Lo studio dei personaggi e della loro vita attraverso la lente di ingrandimento delle attività investigative ha consentito ai carabinieri di esaminare un metodo di imposizione adottato dalla famiglia mafiosa per sostenere economicamente gli affiliati: agli imprenditori locali è imposta l’assunzione di soggetti “indicati” dalla consorteria.</div>
<div id="_mcePaste">La “ filosofia estorsiva” di Passalacqua risparmia il pagamento della messa a posto alle piccole attività commerciali e alle imprese appena avviate, ritenendo che non si debba aggiungere alle già gravose difficoltà economiche delle piccole imprese un ulteriore peso economico. Le imprese diversamente sono costrette ad assumere: guardiani notturni per lo più, ma anche operai e impiegati.</div>
<div id="_mcePaste">L’impiego di un gregario garantisce autonomia economica agli affiliati del sodalizio e permette anche il costante monitoraggio delle attività economiche, rafforzando il controllo del territorio, stretto in una pesante morsa criminale.</div>
<div id="_mcePaste">I riscontri dei carabinieri confermano il “sistema di collocamento” avviato. Assunzioni e licenziamenti sono eseguiti a comando dagli amministratori delle imprese secondo le indicazioni impartite dal vertice della famiglia mafiosa.</div>
<div id="_mcePaste">A seguito della minaccia indirizzata al responsabile di un’azienda da uno dei gregari del Passalacqua, “mondo con mondo non si toccano, le persone sì..”, il licenziamento del dipendente viene sospeso.</div>
<div id="_mcePaste">Le indagini dei carabinieri hanno fatto luce anche su un significativo traffico di stupefacenti che vedrebbero come personaggio principale Vito Caruso, il pescivendolo del bivio Foresta. Le visite in pescheria e presso l’abitazione, alle ore più disparate della notte, con fare frettoloso e guardingo, indicherebbero contatti frequenti per lo smercio della droga con puntuali conferme nell’attività intercettiva.</div>
<div id="_mcePaste">Il codice sarebbe legato all’attività di pescheria: “ Va bene prepara qualche 5 chili di gamberoni…una cosa di queste…tanto per mangiare questa sera…va bene?&#8230;Sto arrivando, ciao…”. Il vero significato del linguaggio sarebbe tradito per un verso dalle incongruenze delle conversazioni ( il costo del pesce indicato nelle telefonate, che non è corrispondente ai prezzi di mercato, spesso il prezzo del pesce spada o della neonata veniva fissato a 80/90 euro al Kg e secondo i militari non può che essere riferito allo stupefacente ceduto, intendendo 80/90 euro al grammo, per la cocaina).</div>
<div id="_mcePaste">Quindi i carabinieri raccolgono i riscontri dagli acquirenti. I soggetti che hanno incontrato Caruso  vengono fermati e spesso indosso hanno sostanza stupefacente. Un acquirente dichiara ai militari di aver acquistato la cocaina a Palermo, poi contatta telefonicamente Caruso e gli comunica l’accaduto: “Non puoi salire tu che ti devo parlare?” “Cos’è successo?” “.. eh.. poco fa… non te lo posso dire per telefono!” “Il pesce non era buono?” “No, peggio, me lo hanno tolto!”.</div>
<div id="_mcePaste">Al traffico parteciperebbero attivamente le donne del gruppo. Il coinvolgimento delle donne nel traffico è un tratto già più volte riscontrato in provincia di Palermo. In questo caso, la moglie del pescivendolo del Bivio e la convivente di suo figlio Giuseppe contattano i rispettivi mariti, quando assenti, in  occasione di visite di clienti e, in alcuni casi, si occupano della custodia e dell’occultamento dello stupefacente.</div>
<div id="_mcePaste">I soggetti tratti in arresto sono:</div>
<div id="_mcePaste">-        PASSALACQUA CALOGERO , NATO CARINI 07.06.1931, &#8211;        PASSALACQUA MARGHERITA , NATA CARINI 30.03.1973 (FIGLIA DI CALOGERO);</div>
<div id="_mcePaste">-        SGROI SALVATORE , NATO CARINI  23.10.1964 (MARITO DI MARGHERITA PASSALACQUA);</div>
<div id="_mcePaste">-        SGROI PIETRO , NATO CARINI  03.09.1960 (CUGINO DI SGROI SALVATORE);</div>
<div id="_mcePaste">-        GRIGOLI GIANFRANCO , NATO CARINI  12.07.1973;</div>
<div id="_mcePaste">-        LO DUCA GIACOMO , NATO CARINI  24.11.1953;</div>
<div id="_mcePaste">-        FRISELLA CROCE , NATO CARINI  11.07.1965;</div>
<div id="_mcePaste">-        FAILLA VITO , NATO CARINI 27.02.1966;</div>
<div id="_mcePaste">-        EVOLA GIUSEPPE , NATO CARINI 01.01.1945 (CUGINO ACQUISITO DI C. PASSALACQUA);</div>
<div id="_mcePaste">-        MAIORANA CROCE , NATO CARINI 03.11.1984;</div>
<div id="_mcePaste">-        BUFFA ANTONINO , NATO NEW YORK (U.S.A.) 14.12.1976;</div>
<div id="_mcePaste">-        PECORARO GIUSEPPE , NATO CARINI 02.04.1967;</div>
<div id="_mcePaste">-        BARONE GIUSEPPE , NATO PALERMO 24.04.1956;</div>
<div id="_mcePaste">-        EVOLA MATTEO , NATO CINISI  05.09.1946;</div>
<div id="_mcePaste">-        CARUSO VITO , NATO CARINI 20.03.1957 (CONSUOCERO DI C. PASSALACQUA) ;</div>
<div id="_mcePaste">-        CARUSO GIUSEPPE , NATO CARINI 01.01.1976 (FIGLIO DI VITO);</div>
<div id="_mcePaste">-        CARUSO GRAZIA , NATA CARINI 24.08.1956 (MOGLIE DI VITO);</div>
<div id="_mcePaste">-        RUGNETTA SALVATORE , NATO CARINI 29.12.1974;</div>
<div id="_mcePaste">-        ZARCONE ETTORE , NATO PALERMO 17.09.1971;</div>
<div id="_mcePaste">-        GRIPPI ROSARIA , NATA PALERMO 17.12.1969 (MOGLIE DI GIUSEPPE CARUSO) ;</div>
<div id="_mcePaste">-        AYARI FAHD , NATO TUNISI (TUNISIA) 26.04.1987.</div>
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		<title>Carini, ripulite le strade dell&#8217;area industriale</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Nov 2011 19:20:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Vescovo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Provincia di Palermo]]></category>

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		<description><![CDATA[CARINI. Completato l&#8217;intervento straordinario di pulizia dei viali nell’area industriale di Carini. L’iniziativa è stata organizzata dall’amministrazione comunale con l’aiuto del personale del dipartimento forestale della Regione e dell’Ato rifiuti Palermo 1. Lungo le strade che collegano i sessanta capannoni del consorzio Asi sono stati rimossi tonnellate di rifiuti di ogni genere, compresa la vegetazione che ha invaso i marciapiedi. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste">CARINI. Completato l&#8217;intervento straordinario di pulizia dei viali nell’area industriale di Carini. L’iniziativa è stata organizzata dall’amministrazione comunale con l’aiuto del personale del dipartimento forestale della Regione e dell’Ato rifiuti Palermo 1. Lungo le strade che collegano i sessanta capannoni del consorzio Asi sono stati rimossi tonnellate di rifiuti di ogni genere, compresa la vegetazione che ha invaso i marciapiedi. Una situazione di degrado intollerabile per un Comune che sta puntando tutto sul turismo. Tra i marciapiedi e l’asfalto decine di cassonetti stracolmi di immondizia hanno reso indecente agli occhi dei visitatori un’area che avrebbe dovuto trainare</div>
<div id="_mcePaste">l’economia del comprensorio. L’azione di risanamento per il momento ha cambiato volto alle aree di sosta e alle strade, attraversate giornalmente da decine di tir e mezzi industriali che caricano e scaricano merce. Adesso il sindaco, Giuseppe Agrusa, chiede la collaborazione anche dei proprietari degli stabilimenti, affinché mantengano pulito l&#8217;ambiente.</div>
<div style="text-align: right;"><strong>Corrado Lo Piccolo</strong></div>
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		<title>&#8220;Il porto di Balestrate sarà aperto la prossima estate&#8221;, ma è scontro con i tecnici sul progetto</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Nov 2011 11:50:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra Ferraro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Balestrate]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[Provincia di Palermo]]></category>

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		<description><![CDATA[Il porto di Balestrate sarà certamente attivo la prossima estate. Sì, ma come? Con quali limitazioni? È questo l’interrogativo della società Sicciara Marine, che dovrà gestirlo per i prossimi 20 anni. L’esempio che riporta la società è molto allarmante: “È come se avessimo vinto un concorso per realizzare un palazzo di 15 piani in via [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il porto di Balestrate sarà certamente attivo la prossima estate. Sì, ma come? Con quali limitazioni? È questo l’interrogativo della società Sicciara Marine, che dovrà gestirlo per i prossimi 20 anni. L’esempio che riporta la società è molto allarmante: “È come se avessimo vinto un concorso per realizzare un palazzo di 15 piani in via Libertà a Palermo, ma per il momento ci dicono che il palazzo non si può costruire e per rimediare, nel frattempo, ci danno un’area di sosta per un camper”.</p>
<p>Insomma, la diatriba è ancora in atto. Il nodo riguarda ancora le questioni poste dall’ufficio tecnico del Comune di Balestrate e dal Genio civile di Palermo: a loro avviso, sarebbe necessaria una variante al piano regolatore portuale per realizzare il progetto della società vincitrice dell’appalto. Impresa che per tutelarsi ha già fatto ricorso al Tar.</p>
<p>Dunque la burocrazia minaccia ancora la struttura costata oltre 60 miliardi delle vecchie lire. Un giorno qualcuno, politico o tecnico che sia, ci spiegherà come mai questi rilievi sono stati sollevati solo ora.</p>
<p>Per fortuna, l’intervento del prefetto di Palermo sarebbe stato risolutivo. L’ultimatum ha accelerato l’iter e la società starebbe definendo gli ultimi dettagli con la Regione per iniziare la sua attivitò presso la struttura. Neanche il cambio dell’assessore regionale al Territorio avrebbe rallentato la pratica. Soddisfazione è stata espressa dall’assessore comunale di Balestrate, Paolo Evola, in prima linea per l’accelerazione della vicenda sin dalla prima ora.</p>
<p>Tra gli ultimi punti contesi c’erano pure i danni che il porto ha subito in questi anni in cui è stato chiuso, a partire dall’insabbiamento dei fondali. Una volta firmata la convenzione, la ditta avrà sessanta giorni di tempo per iniziare i lavori. Dunque tutto fa pensare che, come anticipato già qualche settimana fa da questo sito, la prossima estate il porto dovrebbe definitivamente aprire i battenti.</p>
<p>Il presidente della società Sicciara Marine, Antonio Di Monte, dice che “è certo” che il porto aprirà la prossima estate, ma con quali limitazioni? “ La posizione espressa dall’ufficio tecnico del Comune e dal genio civile di Palermo è pesante e non ci convince”, commenta.</p>
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		<title>Calcio, l&#8217;Alcamo a un passo dalla vetta: sconfitta la capolista Akragas</title>
		<link>http://www.paesenotizie.it/tp/calcio-lalcamo-a-un-passo-dalla-vetta-sconfitta-la-capolista-akragas/</link>
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		<pubDate>Wed, 09 Nov 2011 18:44:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Vescovo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alcamo]]></category>
		<category><![CDATA[Provincia di Trapani]]></category>
		<category><![CDATA[Sport]]></category>

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		<description><![CDATA[Alcamo da applausi all’Esseneto di Agrigento dove infligge una sconfitta all’Akragas capolista.
Partenza sprint dei bianconeri che vanno subito sul 2-0. Poi amministrano. Vittoria del gruppo con qualche novità di formazione dal primo minuto. In porta va ancora Durantini. Difesa tutta senior con Piccolo, Perricone, Bonino e Scrozzo. Centrocampo con Pirrone e Lunetto con esterni Unniemi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste">Alcamo da applausi all’Esseneto di Agrigento dove infligge una sconfitta all’Akragas capolista.</div>
<div id="_mcePaste">Partenza sprint dei bianconeri che vanno subito sul 2-0. Poi amministrano. Vittoria del gruppo con qualche novità di formazione dal primo minuto. In porta va ancora Durantini. Difesa tutta senior con Piccolo, Perricone, Bonino e Scrozzo. Centrocampo con Pirrone e Lunetto con esterni Unniemi e il giovane Palermo. In Attacco Papania e Vabres che hanno fatto impazzire i locali.</div>
<div id="_mcePaste">SI parte subito con proteste bianconere al quarto, quando a seguoto di un angolo, Piccolo colpisce di testa e la palla termina fuori a seguito di un presunto tocco di mano di Morgana.</div>
<div id="_mcePaste">Un minuto dopo l’Alcamo passa. Scrozzo verticalizza per Vabres che a tu per tu con Infantino lo trafigge con un preciso tiro.</div>
<div id="_mcePaste">L’Akragas prova a reagire al colpo subito con Carbonaro che arriva davanti a Durantini con l’etremo difensore bianconero che riesce a deviare il tiro sulla traversa.</div>
<div id="_mcePaste">Ma l’Alcamo è vivo più che mai, tant’è che all’11esimo raddoppia. Il giovane Papania serve dentro l’area Piccola Vabres che viene agganciato fallosamente. L’Arbitro decreta il rigore. Dagli undici metri va lo stesso attaccante palermitano che non sbaglia e realizza la propria doppietta personale.</div>
<div id="_mcePaste">Nella ripresa sono gli agrigentinisotto di due reti che devono fare la partita e ci provano al terzo con Carbonaro che a porta praticamente libera sbaglia.</div>
<div id="_mcePaste">Al 18esimo Bennardo mette dentro, ma il direttore di gara annulla per un presunto tocco di mani dello stesso attaccante biancoazzurro.</div>
<div id="_mcePaste">Tre minuti piu tardi segnano i locali con Guastella che dal vertice sinistro dell&#8217;area di rigore supera Durantini e accorcia le distanze.</div>
<div id="_mcePaste">Ma non è finita perché l’Alcamo non subisce il colpo e anzi chiude il match in pieno recupero al 95esimo quando guadagna un altro calcio di rigore per l’atterramento di Candido a seguito di una sua incursione in area. Espulsione pe ril portiere locale. Batte Iovino dagli undici metri e fissa il finale sul 3-1.</div>
<div id="_mcePaste">L’Alcamo batte la capolista e si porta a soli due punti dalla vetta.</div>
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		<title>Elezioni comunali a Carini, nuova udienza in tribunale: il Consiglio cambierà ancora?</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Nov 2011 18:10:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra Ferraro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Provincia di Palermo]]></category>

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		<description><![CDATA[CARINI. A un anno e mezzo di distanza dalle elezioni amministrative, sulla definitiva composizione del consiglio comunale pende ancora una decisione del Consiglio di giustizia amministrativa. E&#8217; stata fissata per domani, infatti, l&#8217;udienza che dovrà decidere su un ricorso fatto contro una sentenza del Tar di Palermo in base alla quale a sedere tra gli scranni della maggioranza per la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CARINI. A un anno e mezzo di distanza dalle elezioni amministrative, sulla definitiva composizione del consiglio comunale pende ancora una decisione del Consiglio di giustizia amministrativa. E&#8217; stata fissata per domani, infatti, l&#8217;udienza che dovrà decidere su un ricorso fatto contro una sentenza del Tar di Palermo in base alla quale a sedere tra gli scranni della maggioranza per la lista civica “Carini Futura” doveva essere Rosolino Palazzolo e non Antonino Giambanco, come aveva deciso invece il presidente dell&#8217;ufficio centrale elettorale, Giuseppe Rini, all&#8217;indomani del turno di ballottaggio.</p>
<p>Dalla verifica delle tabelle di scrutinio era emerso che a Giambanco non erano state assegnate 18 preferenze e che l’incongruenza riguardava proprio la sezione dove lo stesso candidato e i propri familiari avevano votato. La battaglia legale tra i due candidati della stessa lista civica che ha appoggiato l&#8217;attuale sindaco, Giuseppe Agrusa, si è innescata su un<br />
errore di trascrizione dei voti di preferenza nella sezione 19. Rosolino Palazzolo aveva impugnato davanti ai giudici amministrativi il verbale col quale l&#8217;ufficio elettorale centrale gli aveva attribuito 118 preferenze anziché 140 e il verbale di proclamazione degli eletti nella parte che riguardava Antonino Giambanco, che aveva raccolto 152 voti. Nell&#8217;udienza del 6 dicembre dello scorso anno il Tar, sulla scorta delle tabelle elettorali e del verbale trasmesse dal Comune, aveva dato ragione a Rosolino Palazzolo, decretando così la decadenza di Giambanco. Che, assorbito il colpo, si è rivolto ai giudici d&#8217;appello. Una vicenda ingarbugliata, giocata sul filo di una manciata di voti per l&#8217;assegnazione di uno dei due seggi conquistati dalla lista civica. Giovedì la sentenza che farà chiarezza.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Corrado Lo Piccolo</strong></p>
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		<title>Sito in aggiornamento</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Sep 2011 10:50:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra Ferraro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Balestrate]]></category>

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		<description><![CDATA[Balestratesi.it torna a integrarsi con Paese Notizie. Aggiornare un sito e mantenerlo costa tanto soprattutto in termini di tempo. Non cambierà nulla per gli utenti che potranno cercare sia balestratesi.it sia paesenotizie.it. La pagina che si aprirà conterrà sempre articoli che speriamo possano contribuire a informare la gente.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Balestratesi.it torna a integrarsi con Paese Notizie. Aggiornare un sito e mantenerlo costa tanto soprattutto in termini di tempo. Non cambierà nulla per gli utenti che potranno cercare sia balestratesi.it sia paesenotizie.it. La pagina che si aprirà conterrà sempre articoli che speriamo possano contribuire a informare la gente.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Mafia e estorsioni, otto arresti a Ficarazzi&#8220;Pagavano il pizzo e emettevano fattura&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Aug 2010 12:40:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra Ferraro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Provincia di Palermo]]></category>
		<category><![CDATA[fattura]]></category>
		<category><![CDATA[ficarazzi]]></category>
		<category><![CDATA[mafia]]></category>
		<category><![CDATA[pizzo]]></category>

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		<description><![CDATA[Per incassare il pizzo e far sembrare tutto in regola, i presunti estortori avrebbero richiesto pure la fattura. E gli imprenditori della provincia, spaventati da possibili ritorsioni e lontani dai movimenti antimafia del capoluogo, alla fine acconsentivano.
Ma è scattato il blitz dei carabinieri, che ha portato all’arresto di otto presunti mafiosi della cosca di Ficarazzi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per incassare il pizzo e far sembrare tutto in regola, i presunti estortori avrebbero richiesto pure la fattura. E gli imprenditori della provincia, spaventati da possibili ritorsioni e lontani dai movimenti antimafia del capoluogo, alla fine acconsentivano.</p>
<p>Ma è scattato il blitz dei carabinieri, che ha portato all’arresto di otto presunti mafiosi della cosca di Ficarazzi, vicino a Bagheria.</p>
<p>Dalle indagini è emerso che addirittura gli imprenditori erano costretti a pagare due volte. Uno di loro, un costruttore, spiega senza sapere di essere intercettato di avere pagato il pizzo a Trapani</p>
<p>con regolare fattura, come se fosse un «normale» costo per l&#8217;azienda: «gran cornuto che è, è venuto due volte a farmi fatture cinquemila e cinquemila levando l&#8217;iva ottomila e duecento. Gran cornuto è venuto per Pasqua e gli ho detto non te li ho dati passa a Natale gli ho detto&#8230; non te li ho dati</p>
<p>diecimila euro?».</p>
<p>L&#8217;operazione dei carabinieri avrebbe evitato una possibile guerra di mafia a Ficarazzi. In manette sono finiti Atanasio Alcamo, palermitano di 34 anni,  Luca Roberto Ficarra, palermitano di 28 anni, Placido Cacciatore, 36 anni di Ficarazzi, e Giuseppe Berretta, nato a Palermo 42 anni fa. Il giudice per le indagini preliminari ha invece concesso gli arresti domiciliari a Massimo Comparetto, palermitano di 36 anni, Davide Terzo, 27 anni anche lui di Palermo, e Gianni Santospirito, nato a Buffalo negli Usa 34 anni fa.<span id="_marker"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Per incassare il pizzo e far sembrare tutto in regola, i presunti estortori avrebbero richiesto pure la fattura. E gli imprenditori della provincia, spaventati da possibili ritorsioni e lontani dai movimenti antimafia del capoluogo, alla fine acconsentivano. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Ma è scattato il blitz dei carabinieri, che ha portato all’arresto di otto presunti mafiosi della cosca di Ficarazzi, vicino a Bagheria.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">Dalle indagini è emerso che addirittura gli imprenditori erano costretti a pagare due volte. Uno di loro, un costruttore, spiega senza sapere di essere intercettato di avere pagato il pizzo a Trapani</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">con regolare fattura, come se fosse un «normale» costo per l&#8217;azienda: «gran cornuto che è, è venuto due volte a farmi fatture cinquemila e cinquemila levando l&#8217;iva ottomila e duecento. Gran cornuto è venuto per Pasqua e gli ho detto non te li ho dati passa a Natale gli ho detto&#8230; non te li ho dati</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">diecimila euro?». </span></p>
<p><span style="font-family: &amp;amp;quot; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;">L&#8217;operazione dei carabinieri avrebbe evitato una possibile guerra di mafia a Ficarazzi. In manette sono finiti Atanasio Alcamo, palermitano di 34 anni, <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>Luca Roberto Ficarra, palermitano di 28 anni, Placido Cacciatore, 36 anni di Ficarazzi, e Giuseppe Berretta, nato a Palermo 42 anni fa. Il giudice per le indagini preliminari ha invece concesso gli arresti domiciliari a Massimo Comparetto, palermitano di 36 anni, Davide Terzo, 27 anni anche lui di Palermo, e Gianni Santospirito, nato a Buffalo negli Usa 34 anni fa. </span></p>
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		<title>&#8220;Il Comune ostacola il porto di Balestrate&#8221;  Il gestore presenta un ricorso al Tar</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Jul 2010 10:50:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Vescovo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Balestrate]]></category>
		<category><![CDATA[porto]]></category>

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		<description><![CDATA[Sette mesi per risolvere una questione burocratica che poi non si è risolta affatto. Sessantadue giorni per una risposta.  E poi tutta una serie di strane circostanze, di “ostacoli” che il Comune di Balestrate avrebbe eretto nei confronti di Marina di Balestrate Navigando, la società che gestirà il porto di Balestrate per i prossimi venti anni. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sette mesi per risolvere una questione burocratica che poi non si è risolta affatto. Sessantadue giorni per una risposta.  E poi tutta una serie di strane circostanze, di “ostacoli” che il Comune di Balestrate avrebbe eretto nei confronti di Marina di Balestrate Navigando, la società che gestirà il porto di Balestrate per i prossimi venti anni. Come i circa sei giorni che sarebbero passati per portare una richiesta dal piano terra al primo piano.</p>
<p>E così, accade che il porto di Balestrate rimarrà chiuso anche questa estate. Ma la società che gestirà la struttura non ci sta e ha presentato un ricorso al Tar nel quale non solo ritiene che il Comune abbia espresso un parere illegittimo, ma si trovi in una posizione di &#8220;conflitto di interessi&#8221;. In realtà, quel parere non sarebbe mai conretamente arrivato dopo sette mesi.</p>
<p>La gara d’appalto bandita dalla Regione per gestire il porto vide in corsa fino alla fine due soggetti: uno era l’associazione temporanea d’impresa formata appunto da Italia Navigando, Motomar e Marina di Villa Igiea. L’altra era la società mista formata da Ustica Lines e Comune di Balestrate. Quest’ultima fu esclusa dopo una guerra fatta di ricorsi amministrativi.</p>
<p>L’associazione temporanea d’impresa, vinta la gara, ha costituito la società Marina di Balestrate, che è entrata in possesso del porto. Per avviare la stagione estiva, era pronta a piazzare alcune piattaforme ma solo temporaneamente. Ma dal Comune è arrivato &#8220;una specie di parere contrario, un ni&#8221; dicono dalla società, che ha di fatto bloccato l’entrata in funzione del porto</p>
<p>Il 7 giugno si è tenuta una riunione presso l’assessorato regionale al Territorio, ma ancora nulla di fatto. Nel frattempo, su Marina di Balestrate Navigando, che avrebbe 12 milioni di euro di investimenti bloccati, si sono addensati alcuni dubbi: come mai di fronte a questi ostacoli non ha preso alcun provvedimento?</p>
<p>E invece alla fine il provvedimento è arrivato. Marina di Balestrate ha incaricato un legale di procedere con un ricorso al Tar. Un ricorso di una trentina di pagine di cui daremo i dettagli nelle prossime ore. Ma possiamo anticipare che il contenuto è piuttosto pesante nei confronti del Comune di Balestrate, accusato in un&#8217;altra lettera di “conflitto di interessi” e di aver ostacolato l&#8217;entrata in funzione del porto.</p>
<p>E intanto la struttura rimarrà chiusa quasi sicuramente anche questa estate. Un porto la cui costruzione è durata oltre 50 anni, costato oltre 60 miliardi delle vecchie lire e affidata in gestione dopo una gara d’appalto durata ben cinque anni.  Dall&#8217;amministrazione, manco a dirlo, il più assoluto silenzio.</p>
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		<title>L&#8217;aumento della tassa sui rifiuti a Balestrate  Ecco come è andata in Consiglio comunale</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jul 2010 21:04:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra Ferraro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Balestrate]]></category>

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Tutto iniziò con la nascita degli Ato rifiuto. Un sistema che serviva per migliorare la gestione dei rifiuti in Sicilia. Che fosse il miglior modo, non lo sapremo mai. Perchè i politici(anche quelli che oggi danno la colpa alla politica) utilizzarono quel sistema per sistemare amici e parenti. Insomma, solo politico in malafede può dire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p>Tutto iniziò con la nascita degli Ato rifiuto. Un sistema che serviva per migliorare la gestione dei rifiuti in Sicilia. Che fosse il miglior modo, non lo sapremo mai. Perchè i politici(anche quelli che oggi danno la colpa alla politica) utilizzarono quel sistema per sistemare amici e parenti. Insomma, solo politico in malafede può dire che la colpa del cattivo funzionamento degli Ato è della politica.</p>
<p>Oggi noi paghiamo il prezzo di una cattiva gestione. Il Comune di Balestrate deve pagare bollette salate all&#8217;Ato. E per evitare che ci siano nuove crisi, la Regione ha imposto ai Comuni di dover coprire in bilancio queste cifre.</p>
<p>E arriviamo così ai giorni nostri. Quando il Consiglio di Balestrate, così come tanti altri Comuni, si è trovato costretto a dover trovare le somme per coprire la spesa.</p>
<p>A conti fatti, per saldare il debito di 240 mila euro nei confronti dell&#8217;Ato, il sindaco Tonino Palazzolo e i suoi assessori, tra cui l&#8217;addetto ai rifiuti, Leo Cuzzilla, hanno ritenuto necessario un aumento del 35%.</p>
<p>A questo punto l&#8217;opposizione si è ribellata. E si sono ribellati pure l&#8217;ex capogruppo Salvatore Ferrara e il consigliere Gabriella Vitale. Loro dicevano questo: è possibile trovare altre somme per evitare un aggravvio sulle tasche dei cittadini? Lunedì il Consiglio è stato rinviato a mercoledì. Di mezzo, c&#8217;è stata la riunione di giunta di martedì, durante la quale sindaco e assessori hanno cercato di tagliare alcune spese per diminuire, scusate il gioco di parole, l&#8217;aggravio del 35 per cento.</p>
<p>Ma l&#8217;unica voce del capitolo che hanno individuato è stata quella della loro indennità, che al lordo arriva pure a 1.200 euro. Un&#8217;indennità che si erano già decurtata ma che adesso sembravano volersi togliere del tutto in modo da aumentare la tassa sui rifiuti solo del 30 per cento.</p>
<p>Ma l&#8217;opposizione si è ribellata. Per esempio, Vito D&#8217;Anna, ha fatto questo ragionamento: “Perchè non tagliare pure i 20 mila euro dati al segretario dopo che è stato nominato pure dirigente generale, e i diecimila euro dati all&#8217;avvocato di fiducia, e i 15 mila euro per il nucleo di valutazione, e le indennità aumentate al massimo possibile date ai capi area e ai rispettivi vice?”.</p>
<p>No, quelle spese non sono state toccate. Andiamo al Consiglio di mercoledì. Il capogruppo di maggioranza “rigetta” pure il taglio delle indennità. Quindi l&#8217;aumento della tassa sui rifiuti, prospettato da sindaco e assessori, torna nuovamente al 35 per cento.</p>
<p>Al momento del voto, l&#8217;opposizione di Vito D&#8217;Anna esce dall&#8217;aula. Se facesse altrettanto il gruppo di Benedetto Lo Piccolo, verrebbe a mancare il numero legale e salterebbe tutto, col rischio forse pure di uno scioglimento del Consiglio. Lo Piccolo dice di essere rimasto e di avere votato contro l&#8217;aumento per senso di responsabilità. C&#8217;è stato un accordo col sindaco? Non si sa. Gabriella Vitale si astiene, sostenendo invee di avere errato e di aver voluto votare contro. Resta la seconda astensione in temi su cui è contraria (l&#8217;ultimo era stato sulla questione porto). Ferrara e gli altri due del gruppo di Vitale votano a favore facendo mettere a verbale che si sono sentiti “obbligati” dalle possibili conseguenze di un voto contrario.</p>
<p>Alla fine, la tassa sui rifiuti a Balestrate aumenta del 35%. Sindaco e assessori conservano le proprie indennità e scaricano le “colpe” sul Consiglio. Il sindaco tutela quegli incentivi dati a impiegati e consulenti che gli torneranno forse utili in campagna elettorale. E tutti vissero felici e contenti (tranne i cittadini che pagheranno tasse più salate).</p>
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		<title>Balestrate, azzerarsi le indennità o tassa più alta?L&#8217;amministrazione aumenta la tassa sui rifiuti</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jul 2010 20:10:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Riccardo Vescovo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Balestrate]]></category>
		<category><![CDATA[rifiuti]]></category>

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		<description><![CDATA[Una volta si chiamava il gioco delle tre carte. Di mattina il sindaco e i suoi assessori si tagliano le indennità. Il pomeriggio dopo, in Consiglio, la maggioranza che sostiene il sindaco “boccia” di fatto questo taglio. E così il sindaco e i suoi assessori sono quasi “costretti” a riprendersi quel migliaio di euro al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } -->Una volta si chiamava il gioco delle tre carte. Di mattina il sindaco e i suoi assessori si tagliano le indennità. Il pomeriggio dopo, in Consiglio, la maggioranza che sostiene il sindaco “boccia” di fatto questo taglio. E così il sindaco e i suoi assessori sono quasi “costretti” a riprendersi quel migliaio di euro al mese circa che intascano in quanto amministratori.</p>
<p>Una somma che si sono decurtati del 30 per cento e che volevano addirittura azzerarsi per evitare un aumento eccessivo della Tarsu, la tassa sui rifiuti. Un tributo che sì, è vero, è quasi obbligato (non stiamo qui a raccontare i chi sono le colpe di questo sfascio), ma è pur vero che l&#8217;amministrazione poteva uscirne fuori in più modi.</p>
<p>Per esempio, poteva uscirsene in modo elegante, inattaccabile, azzerandosi l&#8217;indennità. Lasciamo stare gli stipendi aumentati al massimo ai dirigenti del Comune, lasciamo stare il segretario nominato direttore generale. Lasciamo stare tutti il resto. Da un lato c&#8217;era lo sfascio del sistema di gestione dei rifiuti, che è uno sfascio politico. Cioè negli anni, questa situazione si è aggravata a causa degli amministratori, regionali o locali che siano. Dall&#8217;altra parte ci sono i cittadini, chiamati a pagare il conto di una cattiva gestione.</p>
<p>In questo scenario, coloro che hanno scelto di fare i politici, avrebbero dovuto dare un segnale: azzerarsi l&#8217;indennità, fare vedere che non è per soldi che fanno gli amministratori, fare vedere che sono pronti a pagare le colpe che magari sono di altri politici</p>
<p>E invece hanno scelto il modo più triste, quello di una specie di presa in giro: la giunta si taglia le indennità la mattina, il consiglio gliele restituisce il pomeriggio. E il sindaco dichiara di saper nulla della decisione della sua, sua, maggioranza, che ha sostenuto che l&#8217;indennità per gli amministratori è giusta e bla bla. Così la colpa è del consiglio. E loro ne escono a testa alta. E la bollettona dei rifiuti la pagano i cittadini. Signori qui nisciuno è fesso.</p>
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