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Tra i dieci arrestati, tutti di Alcamo, spiccano i nomi dei fratelli Nicolò
e Diego Melodia, pregiudicati mafiosi di 85 e 74 anni, ritenuti gli
attuali reggenti della cosca, rispettivamente padre e zio di Antonino
Melodia, capo indiscusso del mandamento alcamese per alcuni anni
La mafia è viva e vegeta. E quando sembra essere decapitata, riproduce i suoi tentacoli raschiando pure il fondo, fino a coinvolgere donne e bambini. È di dieci persone arrestate, tra cui due donne, il bilancio di una vasta operazione antimafia eseguita all'alba di oggi dalla Squadra mobile di Trapani e dal commissariato di Alcamo. Le accuse variano dall'associazione mafiosa, estorsione, incendio, danneggiamento, detenzione illegale di armi ed esplosivi e ricettazione. Ecco il resoconto dell'agenzia Adnkronos.
L'indagine ha ricostruito gli assetti del mandamento di Alcamo, controllato dalla storica famiglia mafiosa dei Melodia, legata al boss latitante Matteo Messina Denaro. Tra gli arrestati, tutti di Alcamo, spiccano i nomi dei fratelli Nicolò e Diego Melodia, pregiudicati mafiosi di 85 e 74 anni, ritenuti gli attuali reggenti della cosca, rispettivamente padre e zio di Antonino Melodia, capo indiscusso del mandamento alcamese per alcuni anni.
Ma anche due donne: Anna Maria Accurso, moglie del capo mandamento detenuto Antonino Melodia, e Anna Greco, figlia di uno degli arrestati. Secondo gli investigatori, la Accurso sarebbe stata impiegata per ricevere e conservare i soldi incassati dalle estorsioni. Anna Greco sarebbe stata incaricata di recapitare le lettere con le richieste di pizzo e riscuotere il denaro dalle vittime del racket. Le vittime del pizzo erano costrette a pagare fino a duecentomila euro agli estorsori mafiosi. È quanto emerge dall'indagine coordinata dalla Dda di Palermo.
Si scoprirà invece che l'Accurso è accusata soltanto di ricettazione, senza neppure l'aggravante di aver
favorito Cosa Nostra. E non è tutto. Il reato è coperto dall'indulto.
Insomma, non c'erano neppure le esigenze per arrestarla. Oggi, a
conclusione dell'interrogatorio di garanzia davanti al gip di Palermo,
il legale della donna - avvocato Vito Di Graziano - ha chiesto la
scarcerazione. Il pm ha espresso parere favorevole ad una misura
cautelare alternativa. Dirà il giornalista Gianfranco Criscenti: "Chi risarcirà la donna dalle infamanti accuse ricevute?".
Le indagini hanno appurato come i commercianti fossero doppiamente vittime del pizzo e della spaccature tra le famiglie mafiose, che ricorrevano a azioni criminali.
Tra queste l'attentato incendiario, allo scopo di danneggiare l'abitazione rurale di Antonin Pedone; la tentata estorsione nei confronti del titolare della impresa di costruzioni edili Construction Company per la somma di euro 10 mila ; la tentata estorsione nei confronti dei titolari della concessionaria di autovetture Megauto per la somma di euro 25 mila.
Su Repubblica.it si legge un altro particolare curioso: <<L'indagine ha anche messo in risalto un particolare attivismo in politica della cosca di Alcamo. Ad occuparsi delle campagne elettorali era Filippo Di Maria, uno degli esattori del clan, che è risultato essere anche il factotum del senatore del Pd Antonino Papania. Il senatore, da noi contattato questa mattina, dice di sentirsi "profondamente deluso per quanto si è appreso su Di Maria" e sottolinea: "Di Maria veniva sì nella mia segreteria, ma come tanta altra gente. Non era cioè un mio collaboratore politico. Curava solo il mio piccolo orto a Scopello. Non ho mai sospettato di lui. Se i magistrati vorranno sentirmi sono pronto ad andare">>.
Ultimo aggiornamento : 05-11-2009 18:46
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